Basta con i tagli selvaggi «per fare cassa in tempi brevi» e stop al cambio frenetico delle regole che rende impossibile alle imprese creare sviluppo e progettare innovazione. Altro che "fare impresa". Altro che programmazione del futuro. Mentre il Governo sta per decidere se far calare nuovamente le forbici sul tetto di spesa per i farmaci con altri tagli da 800 milioni l'anno per due anni, Sergio Dompé, appena rieletto presidente di Farmindustria, chiede apertamente al Governo di cambiare marcia e rilancia la richiesta di aprire «una stagione nuova di condivisione » per la rinascita del settore farmaceutico in Italia. Perché serve un nuovo Patto per garantire al Paese «salute, sostenibilità e competività».Non a caso le industrie del farmaco hanno scelto L'Aquila, luogo simbolo per la ricostruzione che il settore vuole sostenere, per celebrare l'assemblea di Farmindustria. E non a caso ieri, come mai prima era accaduto, hanno raccolto ospiti ai più alti livelli: il premier Silvio Berlusconi, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, il vice ministro della Salute (ma «sarà presto il nuovo ministro», ha confermato Berlusconi) Ferruccio Fazio, il leader della Cisl Raffaele Bonanni.
Certo però che la «nuova stagione » di rapporti col Governo e con le Regioni, rischia di partire male. Si saprà tutto oggi, quando il Consiglio dei ministri varerà per decreto la manovra estiva: sul tappeto c'è un pesante taglio al tetto per la farmaceutica pubblica, che scenderebbe dal 13,6 al 13,3 nel 2010-2011. In pratica, un'altra stangata da 1,6 miliardi nel biennio dopo quella da 430 milioni appena decisa col "decreto Abruzzo" per il 2009.
Ipotesi (anticipata ieri dal Sole 24 Ore) pienamente in campo, ha ammesso il premier. Che però ha promesso di schierarsi oggi in Consiglio dei ministri contro il nuovo taglio allo studio. Si vedrà. «Siamo di fronte a un'attività d'eccellenza, ma ci sono altre situazioni nella sanità che sono andate verso gli sprechi», ha ammesso intanto il premier, annunciando poi che sono partite le lettere di diffida per le Regioni con i conti di Asl e ospedali in profondo rosso. Traduzione: nuovi commissariamenti in vista: la Calabria per tre anni, poi ancora sotto schiaffo ecco Campania, Marche e Sicilia.
Dompé quasi non vorrebbe neppure commentare le misure allo studio dell'Economia: «Non ha nessun significato parlare di nuovi interventi». Piuttosto, ha aggiunto, il Governo spieghi se «intende puntare su un settore che in pochi anni ha portato l'export dal 10 al 53% o se questo tipo di presenza non interessa più».
Orgoglio d'impresa,di chi nonostante tutto continua a voler scommettere nel nostro Paese. «Non vogliamo sconti né privilegi – ha rimarcato Dompé –ma solo che lo stesso rigore sia applicato alle altre componenti della sanità. Non possiamo continuare a pagare per le inefficienze altrui».
L'orgoglio, insomma, di chi chiede controlli e trasparenza: ma non solo alla farmaceutica, che rappresenta il 16% della spesa del Servizio sanitario nazionale e che dal 2001 è calata del 2,4%, mentre l'altro 84% (ospedale, personale, beni e servizi, ecc) è cresciuto del 54 per cento. L'orgoglio, ancora, di chi si sente al top dell'innovazione nel settore manifatturiero, e non solo. La richiesta di Dompé è stata secca, del resto: servono «misure che rafforzino e rendano strutturali gli incentivi alla ricerca introdotti in questi anni, garantendo ad esempio l'automatismo del credito d'imposta per periodi significativi».
Un tema caldissimo (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) quello dei crediti d'imposta, rilanciato con forza da Emma Marcegaglia che ha sottolineato come la ricerca sia essenziale per il settore farmaceutico.
E decisive per la farmaceutica, ha detto ancora il presidente di Confindustria, sono infatti tre riforme: la ricerca, l'innovazione e l'Università. Tre anelli essenziali della stessa catena produttiva che ha bisogno di «una stabilità normativa e di regole certe che rendano possibile calcolare gli investimenti e le agevolazioni per questi ultimi». Fonte: Federfarma-Sole24ore |