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Commenti sul Forum: quando il diritto di critica diventa diffamazione
Ultimo Messaggio 07 giu 2011 11:50 da FreeShark. 0 Risposte.
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FreeShark

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07 giu 2011 11:50

Condividere opinioni e le esperienze sul lavoro di informatore scientifico e commentare le Aziende sono azioni che possono essere svolte nel forum. E' una potenzialità interessante che offre la Rete: da un lato gli Informatori sono liberi di esprimere le loro impressioni, dall'altro le Aziende possono monitorare la loro reputazione sul web e riparare eventuali errori.

Ma non tutto è così semplice: può avvenire che un Informatore, deluso, si lasci andare a sfoghi pesanti, credendosi protetto dall'anonimato.

Infatti sul web non è necessario dichiarare la propria identità, è sufficiente registrarsi con un nickname di fantasia, ma si deve ricordare che la tracciabilità dell'utente è sempre possibile, poiché ogni forum o community prende nota dell'indirizzo IP di chi scrive. Esso consente di identificare l'utente in maniera univoca, inchiodandolo alle sue responsabilità.

In genere, per evitare problemi, è il moderatore del forum / community che cancella i commenti più estremi, quelli dove compaiono insulti. Ma se il commento rimane on line e l'interessato ne viene a conoscenza, può scattare una denuncia per diffamazione (art. 595 codice penale): che non porta automaticamente ad una condanna, ma che comunque costituisce un problema non indifferente per un comune cittadino.

La libertà di espressione sancita all'art 21 della nostra Costituzione, trova limite nel diritto all'onore e alla reputazione dell’Azienda. La legge consente di criticare l'operato delle Aziende, di descrivere la disavventura in cui ci si è trovati, ma è del tutto fuori luogo (oltre che configurabile come reato) indicarlo come ladro, farabutto, delinquente, tr.....ore, ecc., andando a ledere la sua dignità e il suo onore.

Sul piano giuridico, l'art. 21 della Costituzione stabilisce quale principio il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero "con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", e quindi anche con Internet. Tuttavia esso trova limitazione in un altro diritto, altrettanto protetto da norme di rango costituzionale (artt. 2 e 3): il diritto alla tutela della persona umana, che si concretizza nella difesa del diritto alla reputazione, all'onore, alla riservatezza, all'immagine e al nome.

Criticare significa descrivere fatti oggettivi, esprimere opinioni suffragate dai fatti, che diventano utili per la community degli utenti; sulla critica l’Azienda non può opporsi: può solo operare per migliorare il suo comportamento e riparare il danno subito dall'utente esasperato. Infatti, la Cassazione ha ribadito che non costituiscono offese alla reputazione "le critiche, le sconvenienze, l'infrazione della suscettibilità o la gelosa riservatezza" (cfr. Sez. 5 set. 3247 del 1995 rv. 201045).

Quindi non vi è diffamazione se la critica espone un argomento di pubblico interesse (c.d. pertinenza), se sono stati rispettati i limiti dell'obiettività e della correttezza della forma espressiva (c.d. continenza), e se l'informazione esposta è essenzialmente vera e circoscritta.

Questi requisiti si riferiscono alla diffamazione in ambito giornalistico, ma può avvalersene chiunque produca informazione con i suoi scritti (cfr Cass. pen., Sez. V, 1º luglio 2008, n. 31392, in Dir. inf., 2008, 808: "solo l'esistenza di tali presupposti, infatti, attribuisce efficacia scriminante ai diritti di cronaca e critica da chiunque e con qualsiasi mezzo esercitati" e Cass. pen., Sez. V, 1º luglio 2008, n. 31392).

Come fare allora, se si è delusi da un comportamento ritenuto sbagliato? Inizialmente contattarlo per risolvere personalmente la questione, successivamente rivolgendogli la classica "diffida ad adempiere" o la "messa in mora". Ma sempre operando per vie legali, senza cedere alla tentazione di "vendicarsi" con frasi ingiuriose finalizzate a danneggiarne l'onore e la reputazione, trasformando la critica in una gogna mediatica.

ATTENZIONE:

 

 L’indirizzo IP - E’ il numero identificativo sulla rete internet mondiale, un insieme di quattro numeri che identifica in maniera univoca, e pertanto certa, l'utente, ovunque egli sia nel mondo. Come ha rilevato la Cassazione, l’indirizzo IP è assegnato «in via esclusiva a un determinato computer connesso». Le aziende hanno in genere un IP fisso, mentre i soggetti che si collegano da un qualsiasi provider hanno un indirizzo IP variabile, che viene assegnato ad ogni connessione da un elenco di indirizzi disponibili per il provider. Questi mette a disposizione delle Autorità i nominativi dei clienti che hanno utilizzato, in un dato istante, un loro indirizzo IP.

 

Come individuare una diffamazione - La dottrina individua con chiarezza gli elementi che ravvisano la fattispecie di diffamazione. Con riferimento ai contenuti, costituiscono diffamazione:

- notizie false, informazioni insinuanti, allusioni subdole, anche se citate in forma dubitativa;

- parole offensive, insulti, epiteti denigratori;

- similitudini ed accostamenti che possono essere socialmente interpretabili come lesivi ed offensivi;

- informazioni veritiere ma denigratorie, qualora non siano di pubblico interesse e non siano riferite in modo obiettivo e formalmente corretto;

- citazioni, anche se “tra virgolette” di parole di altri, qualora il loro contenuto abbia le caratteristiche già citate.

Alcune considerazioni completano la valutazione:

- il rispetto del diritto all'onore deve essere valutato sia a livello delle singole parole sia dell’intero testo in oggetto;

- il destinatario della diffamazione deve essere individuabile, anche se non ne è citato espressamente il nome; altrimenti non vi è rilevanza penale;

- l’offesa rivolta ad un’azienda, ovvero ad una entità giuridica, è riferibile in termini immediati all’imprenditore che esercita l’impresa. In tal senso, la persona giuridica è capace di essere titolare dell’onore sociale e di essere soggetto passivo di reato.

- il reato scaturisce dalla condotta oggettiva, senza che sia necessario dimostrare l'intenzione di offendere la reputazione (animus diffamandi); infatti è sufficiente il dolo generico, ovvero la volontà di utilizzare espressioni offensive con la consapevolezza di danneggiare l’altrui reputazione (cfr. Sez. 5 sent. 28661 del 30-06-2004).

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